Vicina,
molto vicina,
a un silenzio
cosmico
uno
è nato Riccardo
due
il cuore non funziona
tre
vorrei chiamarti
Un vento
arcaico
da anni di carta
cala
come una coperta
quattro
A Roma ti cercavo
cinque
ogni alito sembra
eterno
lì
sei
non c’eri
Radicarmi
ha portato silenzi,
l’ondeggiare dei rami
è l’unica
mia speranza
sette
sotto questo cielo serale
vorrei mettermi in macchina
e venire
da te
otto
invece cerco
ancora
un antidoto
nove
continuo a pensare
che ritornerai
I miei mattini
anacronistici
profumano di parole
che non dico
e di una grande stanchezza
dieci
sono scappata a Bologna
per cercare Dio
undici
e mangiare un gelato
seduta
per terra
Abito dentro
la transitorietà dei giochi
di luce
e dei miei futuri
franati
dodici
mi racconti
la storia di Antigone
e la tua voce
ha una sfumatura dolce
tredici
la stanza dove dormiamo
si chiama
Ulisse
Non ho mai saputo
come si aspetta,
ho smarrito
me stessa
perché ero in ritardo
quattordici
per un po’ i luoghi
dove siamo stati insieme
hanno fatto
un male sordo
al centro del petto
quindici
qualche giorno fa
ho realizzato
di averti amato
Mi richiamano
i frammenti di ore da salvare
e l’urgenza
immensa
di accudirmi
come si accudiscono
i bambini