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Interezza è una stanza in penombra,
pulviscolo,
la tua testa nelle mie mani.
Come discese ventose
nella calura estiva
i miei pollici
viaggiano sui tuoi zigomi
per darti il sollievo,
il riposo, un pensiero sereno,
il vento tra i capelli.

luce dall'alto
i tuoi palmi aperti
i tuoi occhi chiusi
il nero intorno
non ha suoni (né quello interno)
il tuo viso
fermo
i tuoi occhi chiusi:
chi spera, vince




Nelle notti benedette
dalle gentilezze
altrui
so dirti la via delle stelle,
so parlarti
di mia madre nello specchio.
I miei tentativi di oblio
continuano ad incontrare incidenti di percorso:
un nuovo mattino,
i misteri luminosi del giovedì,
l'esercizio di sopportare.
Continuo a pensare ai "se" che ti ho cucito
addosso,
come due iniziali, sul maglione borgogna.
Sotto la luce tenue
di quel locale rumoroso
tu
continuavi a guardarmi.
Penso spesso
all'avanguardia dei tuoi occhi.
Ai tuoi complimenti per il mio maglione viola.




Pubblicata nella raccolta Poesie D'Amore (Rudis Edizioni), 2024
Ho sanguinato per giorni, un anno fa, dopo il salto oltre il confine dei tuoi bellissimi occhi tristi. 
Questo ti dissi: hai gli occhi tristi.
Tu non ritrovavi le scuse, il solito guardare, il filo di ogni cosa lontana dal tavolo in mezzo a noi.
Parlavo dei tuoi occhi senza averne il diritto. Dopo danzammo piano sul silenzio.
Scrissi sulla tua bocca il mio manifesto delle cose giuste.
Ancora lì, intatto, privo di ogni dubbio.
Freddo gelido nelle stanze: mi tormenta tutta la vita che non ho mai saputo. Mi svegliano le clessidre allineate senza suono, poi nei respiri ricreo il sonno e non c'è nessun tentativo di richiamarmi a galla. Tutto è fermo ad un soffio delle mie ciglia.
È caldo dentro ogni rinuncia.