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Ho perduto le prime parole
che mi hai detto,
il sospetto
che siano nel lungo pianto 
una sera
nell'abbandono. 

Come si sta
nella letteratura calda 
del mio scoramento?

Fuori da qui
io litigo con le lavatrici e
con la disumana
specie
dissociata.
Ti penso, 
ormai, 
con la stanchezza peculiare
di chi 
non ha più voglia.
Dentro il minuscolo buio
di un buco 
sul legno, 
sul drappeggio chiaro e profano
di un edificio taciturno. 
Sempre 
sul soffitto
della mia vecchia camera.
Soccombere 
alle liste, al succinto, 
al labirinto interno, 
alle parole smarrite,
alle vicinanze negate, 
agli impulsi, alle suggestioni
ma non più

al mistero

di Te.
Gli angoli caldi di speranza sono lontani e sbiadiscono.
Mi rannicchiavo nella luce con gratitudine
e nient'altro. 
Poi i giorni di polvere
che ridisegnarono
la geografia della mia riconquista
e le cadute all'indietro
come un vezzo, 
come una vergogna, 
come un incubo
smorto.
30/11/2023

In caduta (sii) libera
e non ho molto altro
da spiegare, 
se non 
questa calma nuova
disturbata.